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No alla pena di morte per i prigionieri palestinesi

Il 30 marzo 2026 il parlamento sionista “Knesset” ha approvato una legge che conferisce ai
tribunali militari il potere di eseguire sentenze di morte entro 90 giorni dall’arresto per prigionieri palestinesi accusati di omicidio per “terrorismo”, ovvero per chiunque lotti e resista contro l’occupazione.
Questa misura mostra il fondamento razzista e suprematista del sionismo, in linea con il progetto di colonialismo di insediamento e di cancellazione del popolo palestinese, che da oltre 78 anni resiste al genocidio. Il sistema legislativo israeliano è funzionale a tutto ciò ed illegittimo come tutta la premessa storica e politica su cui si basa il sionismo.
Ad oggi, nelle carceri sioniste si contano 88 martiri dall’ottobre 2023, oltre 9700 i detenuti, di cui 3.442 in detenzione amministrativa e 350 minori: questi si trovano ora sotto la minaccia di processi farsa, strumenti per uccisioni extragiudiziali legalizzate.
In Palestina le esecuzioni avvengono già quotidianamente nelle strade, ai check-point, nelle
prigioni attraverso la tortura psicologica e fisica, gli stupri, la negazione delle cure. L’impunità di “Israele” è garantita dall’appoggio politico, economico, logistico e mediatico della comunità internazionale, dei governi occidentali, incluso quello italiano che, non avendo mai riconosciuto la pulizia etnica del popolo palestinese, legittima il terrorismo coloniale sionista.
Per questo venerdì 3 aprile saremo in piazza.
Vogliamo che:
– il governo italiano e i governi occidentali prendano posizione per contrastare questa legge;
– si sanzioni “Israele” con il boicottaggio istituzionale e bellico, ponendo fine a qualsiasi complicità con il genocidio a Gaza e l’occupazione e la pulizia etnica in tutta la Palestina;
– i responsabili delle violazioni che hanno votato a favore di questa legge siano chiamati a rispondere dei loro crimini.